3. ALCUNE IPOTESI DI DCM PER I DISTRETTI DELLA PROVINCIA DI MANTOVA.

3.3. Ipotesi di magazzino virtuale

Le ipotesi qui formulate prendono spunto dall’attività della Unitec GMBH di Augsburg, Germania (www.unitec.it), società italo-tedesca che utilizza tecnologie di comunicazione digitale per la condivisione di acquisti e degli approvvigionamenti a servizio principalmente di grandi imprese e gruppi produttivi tedeschi. Tuttavia, Unitec si sta sempre più orientando in direzione dei sistemi produttivi locali di Pmi e, in particolare, dei distretti industriali.
Attraverso lo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione, ed in particolare di Internet, l’applicazione dell’outsourcing amplia ancor di più le sue potenzialità. Attraverso lo sviluppo di particolari software nasce il concetto di magazzino virtuale, frutto dell’attività di esternalizzazione delle scorte. In questo modo si riesce ad eliminare fisicamente sia le scorte che il magazzino, delegando ad un terzo che provvede, attraverso collegamenti logistici con i diversi impianti produttivi, agli approvvigionamenti su richiesta dell’azienda. Questo permette di liberare una ingente parte di capitale immobilizzato, da investire nelle attività di business.
Generalmente in tutte le aziende è presente un magazzino materie prime e un magazzino ricambi. In alcune aree industriali – ed in modo particolare nei distretti industriali – vengono prodotti beni appartenenti allo stesso gruppo merceologico.
In questi poli produttivi si potrebbero ottenere notevoli economie condividendo in modo organizzato le risorse disponibili sullo stesso territorio. In tali ambiti si utilizzano le stesse tecnologie, gli stessi impianti produttivi, gli stessi ricambi, le stesse materie prime, le stesse maestranze e potenzialmente la stessa logistica. Questo rende i magazzini molto simili tra loro. Si tratta di una condivisione spontanea di risorse, ma non coordinata e non organizzata.
Tale mancata organizzazione è dovuta principalmente alla concorrenza di mercato e alla mancanza, fino ad oggi, di mezzi idonei a renderla possibile. Questo comporta la sopportazione da parte di tutti degli stessi costi di struttura, ma in maniera individuale. Sommando tutti i costi di struttura delle singole aziende si ottiene un costo di area del polo industriale.
Il magazzino vincola enormi capitali sottratti agli investimenti produttivi. Un magazzino da 5 miliardi di merce costa 1,5 miliardi di capitale, senza considerare i costi di struttura e di gestione. In considerazione di tali costi, come già detto in precedenza, la tendenza degli ultimi anni è stata quella di una forte riduzione delle scorte, con ottimi risultati finanziari originati dalla liberazione di capitale vincolato ma con effetti collaterali piuttosto seri e spesso non ben quantificati:

In particolar modo sono aumentati in maniera esponenziali i contatti da gestire con i fornitori, ma le persone che se ne devono occupare non sono aumentate. La soluzione che alcuni grandi gruppi industriali stranieri hanno adottato si può chiarire con un esempio quotidiano. Immaginiamo un condominio con dieci appartamenti (condomini). Ognuno di essi conserva 1 set di 10 lampadine di riserva nel caso si renda necessaria una sostituzione.
Quindi lo stock totale presente nel condominio è pari a 100 lampadine (dovrebbe risultare chiara la metafora dei condomini e la realtà delle aziende appartenenti ad un distretto o polo industriale). Ogni condomino ha la stessa serie di lampadine (le lampadine rispondono ad un unico standard). Supponiamo un costo medio per set pari a 50, con un costo complessivo di stock di 500. Si dimostra come sia possibile ridurre il capitale investito nello stock da parte di ciascun condomino e aumentare allo stesso tempo la disponibilità di scorte di ciascuno.
"Si esclude a priori che uno stesso componente si rompa nello stesso momento in aree diverse dell’impianto".
E’ lo stesso principio per il quale sulle automobili è installata una sola ruota di scorta anziché quattro. Applicando tale principio al caso concreto viene presentata la prima soluzione alla questione del condominio. A seguito di una riunione di condominio si decide che ogni condomino terrà parte delle lampadine (2 anziché 10) e, in caso di necessità, potrà chiedere aiuto ai condomini dello stesso piano (cioè quelli logisticamente più vicini e facilmente raggiungibili). Tale soluzione dipende dal fattore di presenza sincrona dei due condomini vicini (cioè presenti allo stesso tempo): in questo senso Internet rappresenta già uno strumento che permette di lavorare in maniera asincrona, con tutti i vantaggi che ciò comporta.
In seguito a tale constatazione viene ricercato qualcuno sempre presente all’interno del condominio, e cioè il custode, a cui consegnare una lista di tutti i condomini con i relativi set di lampadine. Egli, in caso di necessità, preleverà la lampadina necessaria dall’appartamento del condomino che la possiede, anche se in quel momento il condomino non è presente, riacquistandola il giorno successivo per reintegrare la scorta. Questo permette un’ulteriore risparmio di costi e un’ottimizzazione delle scorte.
Ma c’è una terza soluzione. Si osserva che ogni condomino detiene due lampadine, ma potrebbe essere importunato in qualsiasi momento. La proposta è quella di esternalizzare le scorte e affidarle al custode, che, in caso di necessità e dietro compenso, porterà la lampadina e la installerà. I risparmio del condominio è il seguente: Tradotta la metafora in termini industriali, si ha che aziende appartenenti allo stesso distretto industriale, interconnesse e servite logisticamente da uno stesso provider di servizi, possono realizzare le stesse efficienze, passando dalla gestione convenzionale ad alto costo e in continua emergenza, alla partecipazione e utilizzo di un magazzino virtuale comune che ha come collante gestionale i nuovi sistemi di comunicazione come Internet. Questo permette l’abbattimento dei costi di struttura di magazzino e la conseguente variabilizzazione totale dei costi in funzione dell’andamento congiunturale dell’azienda, mediante l’outsourcing totale del magazzino.
Tale soluzione è applicabile anche ai magazzini di materie prime laddove sia presente una condivisione delle risorse, come nei distretti industriali.
A questo proposito va citata una realizzazione di piattaforma logistica distrettuale che coinvolge i flussi di materie prime che sono diretti alla Fulgar di Castelgoffredo che opera l’operazione di torcitura per il 95% delle imprese di calzetteria del distretto: si tratta, in particolare, del magazzino che il Gruppo Arcese ha realizzato inizialmente per NYLSTAR e che poi ha messo a disposizione di altri produttori di fibre sintetiche presso il villaggio SNIA di Cesano Maderno (MI).
In questo caso la capacità di Arcese (uno dei principali gruppi italiani di trasporto multimodale) è stata quella di sapere sfruttare in modo ottimale le informazioni a sua disposizione e di realizzare una piattaforma logistica specializzata (monopurpose) per il distretto della fibra sintetica, dove stoccaggio delle merci, materials handling, lavorazioni accessorie, imballaggi, trasporti sono focalizzati sulle specifiche esigenze delle aziende del distretto.
Ultimamente la capacità di reazione di alcuni Logistics Service Providers (LSP) alle esigenze delle Pmi sta cambiando. Sino ad oggi il mercato italiano ha visto il graduale imporsi di gruppi stranieri che forti dei loro investimenti in infrastrutture e mezzi hanno costretto molti dei nostri trasportatori e fornitori di servizi a subire le politiche altrui. Tuttavia, oggi alcuni LSP italiani hanno capito che i distretti possono essere un mercato non così facilmente appropriabile da parte di chi propone servizi di tipo standard.
Il caso della De.Bo.Logistica di Montebelluna è a tale proposito emblematico. In origine si trattava di un piccolo trasportatore locale (De Bortoli) che aveva capito l’importanza del servizio logistico su misura, un po’ quello che ha fatto Arcese a Cesano Maderno, ed che ha costruito la sua capacità di relazione con le imprese distrettuali nel contatto diretto e nel servizio personalizzato. Oggi anche le imprese più rilevanti di questo distretto scelgono De.Bo.Logistica per qualsiasi problema di tipo logistico, sicuri di affidarsi ad un partner locale in grado di fornire servizi efficienti e di qualità, senza dubbio confrontabili con quanto offerto dai competitors internazionali.
Nel contempo non si può non rilevare come gruppi del livello di Arcese stiano crescendo anche a livello europeo (fatturato consolidato del gruppo 1.210 miliardi di lire), adottando una politica che vede nel servizio ai cluster di imprese una delle loro specificità. Tali capacità non sono altrettanto facili da sviluppare per multinazionali del settore logistico abituate a mercati e sistemi produttivi di diversa morfologia.
Ma proviamo a tornare all’ipotesi di magazzino virtuale di distretto. Si immaginino dei magazzini gestiti in maniera automatizzata, cioè con procedure informatiche per la rilevazione delle giacenze. Il provider esterno, in maniera discreta e professionale, esamina le liste delle giacenze di tali magazzini in maniera da individuare le risorse in comune, che vengono immesse in un sito specifico, che rappresenta il magazzino virtuale, accessibile via Internet da tutti i partecipanti.
Un po’ come il commercialista di fiducia che conosce i segreti fiscali di diverse imprese ma non li rivela in pubblico, anche il provider logistico sa dove si trovano i componenti presenti nel database on-line senza rendere pubblica l’informazione sull’utilizzo delle scorte. Quando verrà richiesta la fornitura di uno dei componenti, sarà il provider a prelevarlo dal magazzino del partecipante in cui si trova il componente e consegnarlo al cliente, preoccupandosi inoltre di reintegrare la scorta. Si tratta quindi di "virtualizzare" il magazzino fondendo assieme tutti i magazzini presenti nel distretto, e affidarne la gestione ad un provider esterno, in maniera discreta e professionale. Questo permette di pagare abbondantemente il servizio del provider e di ridurre il capitale vincolato fino all’80%.
A partire da queste considerazioni quale potrebbe essere però la proposta precisa per i distretti mantovani?

 


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