3. ALCUNE IPOTESI DI DCM PER I DISTRETTI DELLA PROVINCIA DI MANTOVA.

3.3. Progetto di creazione di uno standard comunicativo

Quello della definizione di uno standard comunicativo è il vero problema che sta alla base di ogni progetto di elaborazione di piattaforme virtuali di gestione delle informazioni distrettuali, settoriali e di gruppo (E-district).
Oggi gli esempi di piattaforme virtuali soprattutto negli USA sono molteplici, abbiamo marketplace, portali verticali ed orizzontali, ed in ognuno di essi si sviluppano interazioni di "business to business" del valore di milioni di dollari.
La caratteristica comune di queste piattaforme è la adozione di standard comuni di comunicazione che sono imposti dal sistema proprietario che è l’artefice della piattaforma. Un esempio tra i più noti è quello dei portali per la gestione della subfornitura nel settore automotive che dipendono dai maggiori colossi mondiali del mercato e sembra che in questo ambito lo spazio ed il mercato stiano privilegiando organizzazioni reticolari più simili al modello fordista-gerarchico, che a quello postfordista-orizzontale.
Tutto ciò è dovuto al fatto che tale modello ha per sua natura sviluppato strumenti tipici delle catene a legami forti, di supply chain efficienti, che tanto sono lontane dal modello distrettuale di organizzazione della produzione sul quale ci siamo soffermati nei capitoli precedenti.
In questo senso, si potrebbe affermare che esiste un handicap di partenza nell’elaborazione di progetti di integrazione informativa nei distretti industriali. Un handicap che va riconosciuto e affrontato in modo consapevole se l’obiettivo è quello di creare le condizioni per lo sviluppo di servizi e piattaforme logistiche efficienti per le imprese distrettuali.
Una strategia di questo tipo prevede un lavoro di gruppo che veda coinvolti la pluralità dei "soggetti forti" del distretto – imprese maggiori, associazioni di rappresentanza, istituzioni locali – per sviluppare uno standard comunicativo creatore di legami deboli tra imprese e quindi di varietà produttiva.
E’ un progetto ambizioso che va comunque portato avanti perché da esso dipende una parte consistente della possibilità di tenuta futura della produzione dell’area.
Nel caso specifico di Mantova il Marketplace creato per iniziativa della Associazione Industriali Provinciale con la collaborazione tecnologica di Caliari Research fornisce sicuramente una piattaforma tecnologica di notevole qualità, una piattaforma che tuttavia rischia di rimanere utilizzata molto meno del potenziale espresso a causa di una non corretta strategia di DCM.
Il problema da affrontare nei confronti di un numero consistente di imprese, come quelle dei due distretti in questione, è di favorire un investimento in standard tecnologici ed informativi che senza limitare la propria flessibilità organizzativa aprano la possibilità di accedere in modo efficace ai potenziali della comunicazione digitale.
Non è quindi una questione di deficienze organizzative o cognitive a determinare il lento approccio delle imprese mantovane a soluzioni tecnologiche avanzate, ma l’incapacità oggettiva di trasferimento del loro modello organizzativo flessibile, modello che è attualmente vincente, ad un nuovo media relazionale come Internet.
Tutto ciò per la mancata consapevolezza che l’ambito di riferimento nei distretti industriali non è la supply-chain della singola impresa leader, ma un ambito più ampio che coinvolge tutte le PMI distrettuali (imprese capofila comprese).
E’ nel contesto distrettuale che vanno pensate, sviluppate ed intraprese strategie di investimento in elementi comunicativi condivisi. Un esempio molto pregnante, proprio perché sviluppato in un distretto industriale di tipo concorrenziale, può essere quello che le imprese leader di Montebelluna stanno sviluppando in ambito di creazione di un software distrettuale per la progettazione ed il rapid prototyping per lo scarpone da sci (di cui Montebelluna detiene una quota pari al 75% della produzione mondiale).
In questo caso il ruolo del Museo dello Scarpone di Montebelluna (il centro servizi distrettuale) è stato fondamentale per riunire intorno ad un tavolo progettuale le maggiori imprese leader del distretto e convincerle a discutere di un’attività di sviluppo di uno standard informativo comune che permettesse l’accesso ad una nuova tecnologia di comunicazione digitale. Ciò vale soprattutto per le PMI che si trovano ad operare nelle reti di subfornitura a servizio delle realtà organizzative più rilevanti del distretto.
Un altro progetto significativo in ambito di DCM può essere considerato quello che attualmente un altro distretto di tipo concorrenziale, quello della sedia di Manzano, sta sviluppando tramite l’azione complessa della società RE.TE.D.I.S.
Questa società si propone di sviluppare una piattaforma wireless di B2B che permetta alle imprese del distretto friulano di dialogare mantenendo inalterata la dotazione tecnologica delle stesse. Si tratta di un progetto molto ambizioso che si dovrebbe realizzare standardizzando i documenti che attualmente circolano tra le imprese tra cui si suddivide la produzione in ambito locale e che sino ad ora ha raccolto l’adesione di una buona parte della realtà imprenditoriale locale (circa 500 imprese su 1200).
Anche in questo caso il successo dell’operazione si sta concretizzando nella capacità di sviluppo di strategie efficaci di catalizzazione del consenso di soggetti sia pubblici che privati tramite l’azione di un trust interface locale (in questo caso la banca di Manzano) e non solamente tramite l’adozione di tecnologie avanzate o di sviluppo di architetture organizzative complesse.
Il problema dei distretti e delle PMI non è dunque l’incapacità di comprensione del fenomeno Internet nei suoi lati tecnologici o di investimento economico, ma quella di riuscire a proiettare questa nuova tecnologia nel modus operandi tradizionale.
Ogni iniziativa che non tenga conto dell’organizzazione flessibile delle PMI distrettuali rischia di non essere accettata e di portare, perciò, all’insuccesso.
Un secondo progetto (strettamente connesso al primo) potenzialmente realizzabile nei due distretti mantovani, naturalmente cercando di sviluppare iniziative in linea con ciò che si è scritto sino ad ora, potrebbe essere quello del magazzino virtuale.

 


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